
Disco che detiene la carica di prima vera rock opera, “Tommy” (1969) è un fondamentale pezzo di storia: un racconto che ha del surreale, intrigante e contornato da composizioni antologiche. La celebre vicenda del bambino cieco/sordo/muto viene narrata con musiche davvero appropriate, ideate dalla mente geniale di Pete Townshend, che mai più ripeterà un tale successo.
Una storia altamente drammatica, nella quale il piccolo Tommy vive un'infanzia infelice, maltrattato da genitori, cugini e zii troppo crudeli per esistere davvero: tutto ciò fino al momento in cui, diventato grande, comincia a giocare al “pinball” (il nostro flipper) sino a diventare campione imbattuto, nonostante i suoi difetti sensoriali. Il suo successo, dopo la guarigione, sarà l'arma con cui egli stesso si distruggerà, travolto dal dissenso della folla accortasi d'aver creduto in un falso mito.
Una prova non facile per il cantante Roger Daltrey (che impersona praticamente tutti i protagonisti) e per Townshend stesso, che riesce a rendere la chitarra acustica ancora più penetrante dell'elettrica. I toni generali ingannano: se le musiche delineano infatti una sensazione neutrale, la narrazione segue una trama feroce, della quale potete trovare l'intero testo nel booklet.
Va tra l'altro detto che siamo nel 1969, quindi non proprio ai giorni nostri. Del resto, tale anno ci ha dato altri capolavori di svolta della musica rock.: questo non fa altro che confermare il cambio di rotta, in una maniera meno progressiva, ma con un folk ugualmente innovativo. Potente, talvolta toccante, un episodio assolutamente mai ripetuto.
I numerosi brani si susseguono senza pause, e sono saldamente legati fra loro per rendere omogenea la narrazione: i passaggi più interessanti, a mio parere, sono “1921”, “Christmas”, “Cousin Kevin” (uno dei più drammatici), “Go To The Mirror!” e “Sally Simpson”.
L'estrema complessità dell'insieme (sebbene di facile ascolto) è ardua a descriversi. Se perciò non siete (ancora?) a conoscenza di questo colosso, non esitate oltre.
Note:
- Il voto è basato non solo sul piacere musicale, ma anche sulla rilevanza storica, concordata da qualunque appassionato con un buon orecchio.
- La completezza dell'opera ha ispirato un lungometraggio dallo stesso titolo, con differenti arrangiamenti e la partecipazione di alcuni famosi artisti tra cui Eric Clapton, Tina Turner, Elton John e Jack Nicholson. La parte di Tommy è affidata allo stesso Daltrey, che rende perfettamente il senso di spaesamento e di follia del protagonista. L'unico difetto del film è che fa venire mal di testa: troppi trip psichedelici, di cui forse si poteva fare a meno.
- Il voto è basato non solo sul piacere musicale, ma anche sulla rilevanza storica, concordata da qualunque appassionato con un buon orecchio.
- La completezza dell'opera ha ispirato un lungometraggio dallo stesso titolo, con differenti arrangiamenti e la partecipazione di alcuni famosi artisti tra cui Eric Clapton, Tina Turner, Elton John e Jack Nicholson. La parte di Tommy è affidata allo stesso Daltrey, che rende perfettamente il senso di spaesamento e di follia del protagonista. L'unico difetto del film è che fa venire mal di testa: troppi trip psichedelici, di cui forse si poteva fare a meno.
Voto: 5/5
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