C’è chi ama definirsi e farsi chiamare poeta perché odia la vita, e ne va fiero. Mai nulla di più errato. Un poeta, al contrario, deve amare l’esistenza, l’uomo e tutto ciò che lo circonda. Altrimenti il suo sguardo sarà maledettamente superficiale, freddo, addirittura irrilevante. Gli scritti, se non hanno un significato che vada oltre l’apparenza, sono solo ipocrisia.
Non pensiate che ciò di cui scrivo determini una falsa realtà.
Io amo la vita, solo che non la possiedo più.
Ed è attraverso la poesia che la sto cercando, come cerco me stesso.

"Un poeta non fa miracoli, li vede soltanto"

venerdì 5 dicembre 2008

Racconto - Diana (3)

Ma normalmente i sogni, per quanto incredibili essi siano, hanno una consistenza difficilmente confondibile con quella della realtà. Così la memoria, dopo essersi inzuppata a dovere nel dubbio, tornò poco gentilmente a tormentarla: e fu tanta la confusione, che Diana a distanza di poco non seppe più distinguere la vita reale da quella onirica. Le sue giornate si esaurivano con una cadenza funebre, e ciò che le accadeva realmente ricompariva senza riserve nei suoi sonni agitati; allo stesso modo ciò che sognava faceva da padrone alle sue giornate, che divenivano così senza capo né coda. Era come in preda ad uno stato febbrile cronico, che più di un medicinale aveva già minacciato di alleviare, ma che a distanza di poche ore poteva ritenersi inutile.
Infine a spronarla fu la noia, o meglio, un sentimento che non avrebbe saputo definire meglio di così. Pensò che tutto si sarebbe risolto riprendendo cautamente la sua solita vita. La situazione mediamente preoccupante la indusse a giocare la sua carta più squisita, il trucco da maestro, lo stratagemma più sicuro che conservava nella mente. Che nella rubrica rispondeva al nome di Vallo.

- Ciao.
- Ciao.
- Ti davo per dispersa.
- Non hai sbagliato di molto.
- ...
- Hai da fare?
- Se anche fosse?

La raggiunse in poco più di mezz'ora. In quel lasso di tempo Diana si scoprì un po' tesa, come prima di un appuntamento al buio di cui conosceva già l'esito.
Quando entrò, si guardarono reciprocamente con fare maligno. L'aveva sempre visto come un maleducato, anche nella minima cosa che potesse fare nel relazionarsi con la gente; ma al momento opportuno assumeva un'inspiegabile eleganza, paragonabile soltanto a quella di un artista che dedichi la massima concentrazione al rifinimento di un'opera. Tanto che in alcuni momenti Diana provava un oscuro disagio, come al cospetto di un'entità magnifica da cui poteva solo imparare.
Dal canto suo, Vallo era piuttosto sicuro nel ritenere che Diana fosse stata l'esperienza più eclatante dei suoi 23 anni: già allora sapeva di aver trascorso con lei le ore più idilliache e depravate che potesse ricordare.

- E' la prima volta che non sono costretto a cercarti.
- Non ti ho chiamato per fare due chiacchiere.
- Che vuoi dire?
- Che adesso vengo ai fatti.
- Se ti ricordi ancora come si fa.

Avanzò di due passi per sfidarlo. Lui alzò le sopracciglia con un'aria di sufficienza, dopodiché si avvicinò e la prese violentemente per un fianco. Le loro labbra si scambiarono un viscido convenevole finché Diana, ritornata sui suoi passi, ricadde sul divano sprofondandovi. Il contatto dei due corpi si fece sempre più elettrico, infine insostenibile. Giunto alla saturazione dei sensi, cominciò a carezzarle avidamente i seni, mentre Diana fece scivolare con cautela la mano sul di lui sesso. Vallo si tolse la maglietta e riprese a baciarla sul collo. La sua schiena, già lievemente rivestita di sudore, splendeva alla luce della lampadina sospesa al centro del salotto. Lei chiuse gli occhi, continuando a compiere gesti delicati ma sicuri, e li riaperse solo quando lo sentì irrompere in lei. Fu per entrambi come rivisitare minuziosamente i luoghi di un viaggio obliato, così intenso da non poter risiedere nel disordine delle loro caduche esistenze. Era quel flusso di percezioni inarrestabile per cui ognuno si era ripromesso di mantenere un rapporto privilegiato con l'altro. Diana riconobbe ancora una volta l'ardente impeto di quell'amante occasionale, destinato a sorreggerla nei momenti in cui oramai ogni piacere diveniva tremendamente ordinario.
Una volta concluso l'amplesso in senso stretto, Vallo rimase a lungo di fianco a lei, lasciando scorrere il palmo lungo tutta la sinuosità di quel corpo, che nuovamente gli parve divino. Nella misura in cui le sue dita avvertivano sulla pelle un neo più pronunciato, egli aveva come un sussulto al cuore, che nemmeno dopo ore di quella libidine si sarebbe placato. Diana respirava a fondo ammirando il suo volto, così dedicato e attento nei confronti di quella pratica inimitabile.
Finché giunse l'attimo in cui Vallo si alzò quasi di scatto, si rivestì, andò a prendersi un bicchiere d'acqua e scomparve salutando a malapena. Per nulla stupita, stette distesa qualche istante sui cuscini di velluto, per poi rialzarsi con un sospiro.
In qualche modo, tutto questo riuscì a farle dimenticare genuinamente gli accadimenti di alcuni giorni prima. Senonché, pochi minuti dopo essere uscita da una doccia bollente, Diana avvertì il campanello attraversare con decisione l'appartamento, ma questa volta non era nessuno di coloro che avrebbe potuto attendere.

8 commenti:

paloz ha detto...

Prometto minori tempi d'attesa per la prossima parte. Ma abbiate pietà, è tempo d'esami.
Un abbraccio a tuuuuutti.

Ross ha detto...

Questo racconto mi prende sempre di più. Cerca di non farmi penare troppo, eh... :-)

In bocca al lupo per gli esami, e un abbraccio di rimando.

gaz ha detto...

Eh già, e adesso chi sarà alla porta?
;)
(in bocca al lupo anche da parte mia)
Gazzy

Charlie Mark ha detto...

appassionante è dir poco! bravo!
e i bocca al lupo per gli esami...trà un pò tocca anche a me ^^'

Ross ha detto...

Allora qui?!?

gaz ha detto...

Paloz, Auguriii !!!
:)

novalis ha detto...

Auguri Paloz, Buon 2009!

gb ha detto...

"Prometto minori tempi d'attesa"

l'hai detto tu, eh...