C’è chi ama definirsi e farsi chiamare poeta perché odia la vita, e ne va fiero. Mai nulla di più errato. Un poeta, al contrario, deve amare l’esistenza, l’uomo e tutto ciò che lo circonda. Altrimenti il suo sguardo sarà maledettamente superficiale, freddo, addirittura irrilevante. Gli scritti, se non hanno un significato che vada oltre l’apparenza, sono solo ipocrisia.
Non pensiate che ciò di cui scrivo determini una falsa realtà.
Io amo la vita, solo che non la possiedo più.
Ed è attraverso la poesia che la sto cercando, come cerco me stesso.

"Un poeta non fa miracoli, li vede soltanto"

mercoledì 21 maggio 2008

Invito alla lettura - "Revolutionary Road" di Richard Yates


Tale libro mi è stato consigliato dal buon gb, quel mattacchione. Lo ringrazio da subito per l'ottima dritta, visto che me lo sono letto quasi d'un fiato. L'ha commentato anche lui, a suo modo.

Appena dopo un capitolo, anzi meno, si possono comprendere 2 cose di questo libro:

1)Richard Yates deve amare molto il cinema, visto che la naturalezza dello scenario e l'incredibile quantità di dettagli fanno sembrare da subito “Revolutionary Road” un film. Un bel film, di quelli che emozionano anche quando non succede nulla.
2)Non siamo davanti al solito libro americano scritto dal solito invasato americano con la sua solita filosofia dannatamente americana. Siamo di fronte ad un romanzo importante, che porteremo senz'altro nel cuore.

L'autore trasforma così la (apparentemente) semplice vicenda di Frank e April Wheeler in un modello, un luogo comune, una storia già sentita ma di cui non si è parlato abbastanza. I Wheeler diventano la matrice di tutte le coppie americane, affette da abituali crisi di devastante degrado sociale.
I loro problemi risalgono a molto prima di quando li hanno scoperti, e lungo l'intreccio di quest'opera mozzafiato possiamo seguirne il lento emergere, sentendoci partecipi e, perché no, protagonisti e complici. Sarà un caso, ma ogni paragone o aggettivo scelto da Yates ci suona familiare, viene da pensare: “Proprio quello che penso della tal persona!”, oppure “Mi sono sentito così giusto una settimana fa”.
Prima d'ogni cosa, “Revolutionary Road” trasuda umanità da ogni riga delle 400 pagine: è perciò impossibile non venire coinvolti, sorprendersi assieme ai due personaggi, capire assieme a loro come siamo diventati tutti noi, al contempo. Mangiamo, parliamo, piangiamo con loro. Ci sentiamo oppressi da quegli amici che credevamo tali e invece si rivelano delle mediocri marionette; ci sentiamo oppressi dalla signora Givings, una arzilla vecchietta che ha come unico passatempo venirci a trovare a casa per parlare di futili eventi; ci sentiamo oppressi dalle cose di ogni giorno, da chi ci circonda, dal nostro partner e da noi stessi. E l'oppressione, prima o poi, porta all'esasperazione, al ripiego, al tradimento, alla nausea.
Il problema peggiore avrà quando progetteranno di trasferirsi in Europa e di lasciarsi alle spalle la vecchia America. Sarà da questo momento che si susseguiranno innumerevoli vicende drammatiche, sino ad arrivare al terribile e toccante finale.
Così, come negli altrettanto meravigliosi “Short Cuts” (America Oggi) di Robert Altman, Yates ci regala un solido affresco degli Stati Uniti, nel pieno del loro progresso economico ma irrimediabilmente già alle porte della rovina. Una lettura veramente forte e inarrestabile, un fiume di sequenze neorealiste dal sapore agrodolce. Un dolce pugno nello stomaco.
Imperdibile, soprattutto se volete ricredervi sulla letteratura americana che finora vi ha lasciati freddi. Forse un episodio isolato, ma che li vale tutti.

Difficile riassumere in poche righe l'intera trama, complessa nel suo svolgimento. L'unico consiglio che posso darvi è di cercarlo ovunque (non si trova molto facilmente) e divorarlo. Senza se e senza ma.
Ps: verso dicembre 2008 dovrebbe uscire, guardacaso, il film. Esso vedrà riunirsi il cast del Titanic (Di Caprio-Winslet). Perché sto tremando?
Edizione consigliata: Minimum Fax (Minimum Classics)

8 commenti:

gaz ha detto...

Adoro le recensioni come questa tua, mi fanno sentire sicura che quel libro mi piacerà.
Adesso scatta la caccia ... :)
Un bacio

Ross ha detto...

Di Caprio deve morire.

gb ha detto...

mattacchione a chi? piano con gli insulti per favore
comunque, mi fa piacere che abbia letto questo libro tramite me

io non ebbi il coraggio di dirlo, ma le ultime cinquanta pagine ho pianto ininterrottamente come un deficiente

da leggere anche i racconti dello stesso autore della raccolta "undici solitudini", sempre minumum fax

gb ha detto...

ps: io ho scoperto i battles tramite te, così siamo pari

Anonimo ha detto...

Non ho capito a cosa(chi)ti riferissi con "al solito libro americano scritto dal solito invasato americano con la sua solita filosofia dannatamente americana" La produzione letteraria americana � molto varia: io ho letto e leggo molti autori affatto soliti o invasati...
Comunque: sto leggendo "Undici solitudini" ed appena finito il primo racconto ho ordinato gli altri libri di R. Yates, tra i quali questo che presenti � il pi� famoso. Mi associo al consiglio di GB riguardo i racconti
P.S. Devi aver fatto un po' di confusione; "Short Cuts" � di Robert Altman e non di Lynch... Grazie a Dio, perch� la coraggiosissima operazione consistente nell'"intersecare" i racconti di Raymond Carver senza colpirli a morte (e trafiggere noi poveri devoti dello scrittore)non poteva riuscire cos� bene probabilmente a nessun altro se non al vecchio, adorabile Bob. Il montaggio di quel film, come molti altri aspetti del lavoro, � miracoloso.

paloz ha detto...

Grazie all'anonimo commentatore (che avrei anche piacere di saper chi fosse) per avermi fatto notare un imperdonabile errore. Chiaramente "Short Cuts" è di Altman, e non di Lynch; nella fretta devo aver confuso questi due geni cinematografici. E voi non mi dite niente? Non mi bastonate a sangue??

gaz ha detto...

Viene quà che ti sculaccio, sempre con la testa tra le nuvole eh!!
;-)

Anonimo ha detto...

Scusa Paloz: sono passato da qui dopo aver fatto man bassa su Zornography.
Sono odradek, e non avevo intenzione di "bacchettarti". E' stata proprio una coincidenza, ho i racconti di Yates sul comodino, sono un devoto di Carver e stimo molto Altman...

Ciao.