Cercava la morte, nei vicoli più stretti della città e nella sporcizia, nelle piccole cose d'ogni giorno, nella confusione. La cercava avidamente, poiché fin troppo aveva atteso nella sua stanza, a piangere come tanti anni prima. Si guardava attorno, e gli altri sorridevano per far credere che tutto andasse al meglio, mentre dentro si rodeva cercando un segnale, qualcosa.
L'unica cosa che aveva per la testa era anche l'unica che non serviva: necessitava di immagini perlomeno umane, che sapessero dare un briciolo di fiducia nel breve futuro che si trovava malauguratamente di fronte. Il tempo intanto sembrava prendersi gioco di quell'ombra, prossima al completo prosciugamento dell'animo. Poiché se di morte pura non poteva morire, allora così avrebbe conosciuto la propria fine. Dolorosa, sì. Necessaria, anche.
Quando glielo avevano raccontato non ci aveva fatto molto caso. Ora ci sguazzava dentro; ogni tanto si accorgeva di sogghignare, e non sapeva perché. Forse perché ancora non sapeva di trovarsi nella medesima situazione. E non ne parlava a nessuno.
Se anche avesse voluto conforto, da chi avrebbe potuto ottenerlo? Da chi non sapeva, da chi poco se ne interessava, da chi non ci credeva. A conti fatti, era meglio così. Ma dov'era la morte, giusto quando serviva? La morte naturale, sottinteso. Quella che si prende solo la gente vissuta e la gente che non la vuole. La morte vigliacca, quella che si fa vedere ogni tanto e poi se ne va senza nemmeno salutare.
Camminava, ogni tanto lei appariva e subitamente si nascondeva. Ma non smise di cercare: la poteva trovare solo nei luoghi dimenticati, nella miseria, in coloro che vedevano la vita allo stesso modo, come un'attesa di niente. Come un caval donato da un dio beffardo.
Quando la trovò, era passato sin troppo tempo e pensò che forse, in quel momento, avrebbe accettato anche il conforto meno gradito, quello che chiunque avrebbe potuto offrire, nella propria semplicità, nel proprio insensato amore per la vita. Che, in fondo, era pur sempre un conforto.
L'orgoglio e la fatica però vinsero.
Cercava la morte, poiché della vita non sapeva più che farsene.
C’è chi ama definirsi e farsi chiamare poeta perché odia la vita, e ne va fiero. Mai nulla di più errato. Un poeta, al contrario, deve amare l’esistenza, l’uomo e tutto ciò che lo circonda. Altrimenti il suo sguardo sarà maledettamente superficiale, freddo, addirittura irrilevante. Gli scritti, se non hanno un significato che vada oltre l’apparenza, sono solo ipocrisia.
Non pensiate che ciò di cui scrivo determini una falsa realtà.
Io amo la vita, solo che non la possiedo più.
Ed è attraverso la poesia che la sto cercando, come cerco me stesso.
"Un poeta non fa miracoli, li vede soltanto"
Non pensiate che ciò di cui scrivo determini una falsa realtà.
Io amo la vita, solo che non la possiedo più.
Ed è attraverso la poesia che la sto cercando, come cerco me stesso.
"Un poeta non fa miracoli, li vede soltanto"
giovedì 1 maggio 2008
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)





6 commenti:
Cercava la morte, poiché della vita non sapeva più che farsene.
è possibile che abbia già sentito altrove questa frase?
Non credo proprio. E' puro frutto della mia mente malata.
Addio
eddai paloz sù con la vita! m'hai fatto venire la pelle d'oca. no scherzo: molto bello! bravo!
Chi cerca la morte è fortunato, perchè vuol dire che ancora non l'ha incontrata. E' meglio inseguire la vita: quella sì che sfugge e si nasconde e se ne va senza salutare. Dare la caccia a chi non si fa prendere, questo è interessante. Questa è una sfida.
Bacio
A volte la sfida più grande è la vita stessa. E lasciarci contagiare da quell' "insensato amore per la vita".
Bravo Paloz, un bacio
Buona settimana...
Posta un commento