C’è chi ama definirsi e farsi chiamare poeta perché odia la vita, e ne va fiero. Mai nulla di più errato. Un poeta, al contrario, deve amare l’esistenza, l’uomo e tutto ciò che lo circonda. Altrimenti il suo sguardo sarà maledettamente superficiale, freddo, addirittura irrilevante. Gli scritti, se non hanno un significato che vada oltre l’apparenza, sono solo ipocrisia.
Non pensiate che ciò di cui scrivo determini una falsa realtà.
Io amo la vita, solo che non la possiedo più.
Ed è attraverso la poesia che la sto cercando, come cerco me stesso.

"Un poeta non fa miracoli, li vede soltanto"

sabato 10 maggio 2008

EP - Battles: Mirrored


“People won't be people when they hear this sound” (Atlas)

E' uscito soltanto l'anno scorso il primo disco in studio ufficiale dei Battles, che prima erano pensati come un “semplice” progetto. Oggi, avendo tra le mani “Mirrored” possiamo tranquillamente affermare che si tratta del disco più innovativo di questo secolo.
E' necessario chiarire da subito: questo disco non è perfetto (tutt'altro) e non è esattamente un capolavoro, anche se ne ha le sembianze. La sua importanza risiede, tutt'al più, nel fatto che inscena un genere praticamente inesistente, definito in mille modi diversi dalle varie riviste musicali. Possiamo trovarvi di tutto: principalmente Math-Rock, ma anche Post, Prog, minimale, elettronica... E' un condensato di generi che normalmente fanno fatica a convivere in una sola opera: i Battles sono quindi fondatori, punti cardine e ispiratori di una potenziale nuova era.
Senza addentrarsi in un'analisi che potrebbe risultare poco chiara e forse oltremodo noiosa, vi esporrò i tratti che saltano subito all'orecchio durante un primo ascolto, che in quasi tutti i casi si rivela insufficiente (per soddisfazione e comprensione). Il primo elemento che fa amare questo disco è il ritmo: un ritmo che è vita, che non si toglie di dosso, che ti fa agitare i piedi anche alla fine dei brani; non è soltanto un martellamento di base per acrobazie stilistiche, ma parte integrante e capostipite della musica in questione. Senza di esso, nulla avrebbe il senso che ha.
In secondo luogo, la creatività: gli improbabili accostamenti sonori, solo qualche volta stridenti, mentre tutte le altre semplicementi geniali. Ancora mi domando come possano essere stati concepiti brani come Ddiamondd e Rainbow (per me l'apice di fantasia nel disco), che sprizzano energia ad ogni diversa tonalità. Semplicemente non lo trovo di questo mondo, un album così ricco.
Ultima considerazione, la tecnica: quattro fenomeni, provenienti da esperienze analoghe ma sostanzialmente differenti, si riuniscono in una formazione esplosiva nel vero senso del termine. Ian Williams (ex componente dei Don Caballero) si è sapientemente affiancato un polistrumentista originale come Tyondai Braxton e un batterista violento come John Stanier, oltre ad un altro bassista/chitarrista (il meno pazzo della combriccola). Un mix senza freni, coordinato al massimo ed efficace in ogni aspetto, in studio e non.
Non accontentatevi di un solo ascolto, poiché successivamente non potrete più farne a meno. “Mirrored” è il manifesto surreale del 2000, un successo che ha già girato il mondo e che è passato sulla bocca di tanti appassionati, e non a torto.
Una formazione da amare, un disco strabiliante e allucinante. Da avere e adorare.
PS: ho da poco visto una delle due date italiane del tour. Non sono mai stato così soddisfatto di un concerto, prima. Un'esecuzione magistrale (da segnalare Race In, Tonto e Tras), una carica ancor superiore al disco, un talento che solo lì davanti a loro è chiaramente visibile. Temo però che non torneranno mai più. Posso solo lasciarvi un paio di foto e il disco, che vi obbligo a prendere.

Voto: 4,9/5
Link nei commenti_Link in comments



2 commenti:

paloz ha detto...

Link:

Battles - Mirrored (2007)

Buon ascolto!
paloz

novalis ha detto...

...e mi costringi di nuovo a recuperare un disco che non conosco minimamente... ciao :-)