C’è chi ama definirsi e farsi chiamare poeta perché odia la vita, e ne va fiero. Mai nulla di più errato. Un poeta, al contrario, deve amare l’esistenza, l’uomo e tutto ciò che lo circonda. Altrimenti il suo sguardo sarà maledettamente superficiale, freddo, addirittura irrilevante. Gli scritti, se non hanno un significato che vada oltre l’apparenza, sono solo ipocrisia.
Non pensiate che ciò di cui scrivo determini una falsa realtà.
Io amo la vita, solo che non la possiedo più.
Ed è attraverso la poesia che la sto cercando, come cerco me stesso.

"Un poeta non fa miracoli, li vede soltanto"

giovedì 17 aprile 2008

Invito alla lettura - "Il vecchio e il mare" di Ernest Hemingway


Santiago è un vecchio. In questa storia sentiremo poco spesso il suo vero nome, proprio perché questo nome non ci interessa quasi.
E' una persona che ispira malinconia, anche senza vederla. E' un uomo sul bordo della vita, eppure continua a vivere per la sola ragione che ritiene degna: la pesca. E' un uomo che nel mare c'è cresciuto, ha visto di tutto lì e conosce ogni minima sfumatura, ogni particolare, ogni meccanica: sa sempre dove dirigersi, cosa pescare e come pescarlo. Ha un fidato aiutante, Manolo, che si fida ciecamente di lui, lo segue nei suoi successi e nei fallimenti.
Il vecchio un giorno si mette in mare, da solo. Prende tutto l'occorrente e parte, per una pesca grossa. La vita, si sa, adora metterci alla prova, per poterci confrontare con noi stessi e cercare di superarci. Inizia così una folle battaglia marina tra il vecchio ed un enorme marlin: un conflitto di strategia, dove i contendenti si misurano e si studiano in ogni mossa, ma anche una vera sfida di resistenza fisica. Il vecchio, già vittima dell'età avanzata, mette a dura prova le sue forze, arrivando quasi a morire dal dolore: eppure la sua determinazione e accortezza lo salvano.
Sono le descrizioni dettagliate e i piccoli gesti a farci sentire quantomai partecipi di questa poetica parabola moderna: il sudore che cola dalla fronte del vecchio, la sua mano insanguinata lavata nell'acqua marina... E' incredibile ritrovarsi lì, su quella barca, dopo tanti anni di esperienza e di fatica – però seduti, immersi in quel centinaio scarso di pagine giallastre, presi come poche altre volte.
Siamo noi, quel vecchio in mezzo all'oceano, possiamo sentire sulla pelle i riflessi del Sole sull'acqua, il lento incedere delle onde a prua, il profumo del cordame ruvido e consumato. Ci siamo ritrovati proprio lì, senza nemmeno accorgercene. E stiamo ritornando a casa, senza alcuna preda, solo con le nostre ferite che lentamente si rimarginano.
Forse qualcuno potrebbe ritenere esagerato il paragone fra questo libro e la nostra vita. Ma sono sicuro che quando vi ci troverete, in quel metaforico mare, ripenserete più attentamente a questa vicenda. E vi vedrete di nuovo circondati dai pescecani, spaventati, ma pronti a tutto per salvarvi.
Il nome del vecchio non ci interessa, perché quel vecchio è tutti e nessuno. Ma ci racconta una storia vera. Somiglia tanto alla nostra.

“È stupido non sperare, pensò. E credo che sia peccato.”


PS: il suddetto romanzo breve è valso ad Hemingway il Nobel per la letteratura, e non a caso: basta leggerlo per capire che non tutti sono capaci di incollarti ad una vicenda con un solo protagonista, in una trama sostanzialmente esile, il tutto dilatato su un intero libro.

Edizione consigliata: “Oscar Mondadori, Classici Moderni”

2 commenti:

Ross ha detto...

Uffa, che fine ha fatto il commento che avevo lasciato prima? Il tuo blog mi boicotta, com'è 'sta storia?
Comunque, a proposito di letture, mercoledì prossimo è la Giornata mondiale del libro, e mi è venuta un'ideuzza per un giochetto in merito... non ti anticipo niente, ma posso contare sulla tua partecipazione, vero? ;)

Un bacio, ora vado a spargere altri commenti per attirare l'attenzione...

Ross ha detto...

Niente, passavo solo per un salutino... :-)