C’è chi ama definirsi e farsi chiamare poeta perché odia la vita, e ne va fiero. Mai nulla di più errato. Un poeta, al contrario, deve amare l’esistenza, l’uomo e tutto ciò che lo circonda. Altrimenti il suo sguardo sarà maledettamente superficiale, freddo, addirittura irrilevante. Gli scritti, se non hanno un significato che vada oltre l’apparenza, sono solo ipocrisia.
Non pensiate che ciò di cui scrivo determini una falsa realtà.
Io amo la vita, solo che non la possiedo più.
Ed è attraverso la poesia che la sto cercando, come cerco me stesso.

"Un poeta non fa miracoli, li vede soltanto"

sabato 23 febbraio 2008

En passant

Arrivato a venticinque anni ne aveva già avuto abbastanza. Tutta la storia del guidare, del sentirsi padrone del mondo maneggiando con nonchalance il volante non era altro che un’illusione. Raggiunta quell’età, con ormai una sufficiente esperienza, e magari un incidente alle spalle, ti rendi conto di come le automobili siano solo degli scatoloni pieni di boria: a guardarle bene mettono tristezza, tutte in fila belle ordinate, che cercano di rimanere il più possibile dentro alle righe scolorite.
Quando ci hai fatto il callo è la fine: dal momento in cui ti convinci che percorrere quelle strade intrise di odio sia una cosa normale, i tuoi giorni si ingrigiscono, fino a renderti simile all’asfalto. Aspro, inerme. Consumato.
Odiava le automobili, perché ogni automobile ha dentro un sentimento ben nascosto. Troppo facile pensare che le ammaccature sotto al fanale siano frutto di una distrazione, e non di un tradimento o di un voto scolastico poco gradito. Non viene mai da pensare perché il santino di Madre Teresa sul cruscotto non sia stato tolto dal figlio ateo, o perché i vetri posteriori non vengano lavati da decenni. E poi strapiene di baci, tutte queste auto.
Ognuna ne ospita alcuni di diverso tipo. Baci importanti e baci superflui. Il bacio del padre che porta la figlia a studiare da un compagno di classe, quello di una donna che ringrazia l'amico per la sua pazienza, quelli della gente timorosa, che ha paura a scendere da quel veicolo poiché sa che farebbe meglio a tornare indietro. Baci svelti al limite dell’avvertibile, baci che sembrano non finire mai. Magari uno che avremmo fatto a meno di dare, che non era nostro. E più di tutti, quelli che non si sono dati, quelli trattenuti a forza, che non ci siamo mai perdonati d’aver lasciato lì dov’erano, che venivano dall’angolo più profondo dell’essere. Persi nel nulla, diventati i nostri più grandi errori.
Così non ne poteva più, e camminava, guardando i semafori con aria di sdegno, sfregando le scarpe sui bordi delle aiuole, attraversando sulle strisce farsescamente. Triste, forse un po’ solo. A malapena apriva gli occhi, gonfi di vita vissuta.

1 commenti:

diluvio ha detto...

Bello, l'incontro dei baci in un luogo improprio... l'auto...