C’è chi ama definirsi e farsi chiamare poeta perché odia la vita, e ne va fiero. Mai nulla di più errato. Un poeta, al contrario, deve amare l’esistenza, l’uomo e tutto ciò che lo circonda. Altrimenti il suo sguardo sarà maledettamente superficiale, freddo, addirittura irrilevante. Gli scritti, se non hanno un significato che vada oltre l’apparenza, sono solo ipocrisia.
Non pensiate che ciò di cui scrivo determini una falsa realtà.
Io amo la vita, solo che non la possiedo più.
Ed è attraverso la poesia che la sto cercando, come cerco me stesso.

"Un poeta non fa miracoli, li vede soltanto"

martedì 31 luglio 2007

Recensioni Musicali


Steve Hackett - Voyage Of The Acolyte

Voto: 4,5/5

Opera prima del chitarrista Steve Hackett, "Voyage of the acolyte" (1975) sembra quasi rinnegare il percorso fino ad allora vissuto coi Genesis. Difatti il genere è, se vogliamo, un po’ distante anche dal progressive, che lascia spazio ad una musica più universale, con lontani richiami all’esperienza dei primi ’70; inoltre l’album favorisce brani strumentali, a iniziare da "Ace of wands" che introduce perfettamente l’intera opera. Proseguendo si susseguiranno melodie dolci, rinfrancanti ("Hands of the priestess"), ma anche ritmi serrati e leggermente inquietanti ("A tower struck down"). Uno dei brani più longevi è "Star of Sirius", dove Phil Collins collabora alla voce, ma il più spettacolare, celestiale e completo è sicuramente "Shadow of the hierophant", il quale dà il tocco decisivo a un’opera ben più che buona, che solo al primo ascolto può lasciare indecisi, ma che può piacere anche ai meno amanti del genere. Non esitate a riascoltarlo per scoprirne l’incanto. Si potrebbe definirla "l’altra faccia dei Genesis", senza sminuire il valore di entrambe le formazioni, ma giustamente differenziandole.

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martedì 10 luglio 2007

Slowly Fading To A Daydream

Il pensiero varca il confine,
fugge e viene sopraffatto
dall’estasi visuale.
Con fugace contatto,
il commiato fatale
giunge al temuto fine.

Lo spirito esorta
alla repentina favella,
senza ragionare del resto.
Ma oramai la dolce stella
con sollecito gesto
ha varcato la porta.

Giunge, come d’inverno,
una ventata di gelo
che travolge la memoria.
Quasi un sottile velo
posato sulla triste scoria
di un momento eterno.

Perdura l’aria tersa,
emblema del termine che inizia,
unica confidente d’amore.
Cosparsa di falsa letizia
porta con sé il sapore
di una vittoria persa.

lunedì 9 luglio 2007

Recensioni Musicali


Elio E Le Storie Tese - "Italyan, rum casusu çikty"

Voto: 4,75/5

Volgari, goliardici, sfacciati: quando pensiamo a Elio e Le Storie Tese ci vengono in mente questi e tanti altri aggettivi sicuramente poco entusiastici. Poca gente conosce veramente questa band, i suoi risvolti e la sua filosofia: ai più restano noti solo per canzoni come "Il vitello dai piedi di balsa" e "La terra dei cachi". Ma la musica di questi (ormai non più) giovani ragazzi va ben oltre un testo divertente o pieno di parolacce che sia. Dietro infatti c’è un’accurata ricerca melodica e un tutt’altro che semplice studio ritmico. Questo gruppo vanta infatti dei grandissimi musicisti, fra i migliori in Italia, come il fenomenale tastierista Rocco Tanica, il bassista Faso e Cesareo alla chitarra. E poi il grande Elio, il frontman più pazzo che si possa avere, ma che nasconde delle ottime potenzialità vocali. Per quanto riguarda i testi, se venissero analizzati a fondo non vi troveremmo solo delle bizzarre vicende di fantasia, ma anche alcune trovate davvero geniali, rimate con precisione millimetrica. Ne sono testimonianza i primi due dischi della band, ovvero "Elio samaga hukapan kariyana turu" e questo "Italyan, rum casusu çikty", due opere indispensabili per esplorare il mondo degli Elii. In quest’ultimo trovate dei pezzi davvero unici come "Supergiovane", "Essere donna oggi", "Servi della gleba" e "La vendetta del fantasma formaggino" (se vogliamo una sorta di suite ironica riguardante il mondo delle barzellette). Delle vere perle per un’Italia dove ormai regna la banalità musicale, e dove pochi sanno mantenersi ancora vivi e pieni di proposte. Sicuramente Elio e Le Storie Tese sono fra questi.
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venerdì 6 luglio 2007

Recensioni Musicali


Area - "Crac!"

Voto: 5/5

Gli Area sono stati una delle realtà più innovative e tecnicamente avanzate della nostra Italia: un gruppo di cui dovremmo andare fieri, composto solo da grandi musicisti, a partire dall’ormai leggendario vocalist Demetrio Stratos, che ha dedicato la sua vita allo studio delle potenzialità della voce umana; e poi il bassista Tavolazzi, Tofani alla chitarra, Fariselli alla tastiera e Capiozzo alla batteria. Insieme questi 5 fenomeni si sono lasciati alle spalle una discografia coi controfiocchi, già dall’opera prima "Arbeit Macht Frei", di chiara ispirazione jazzistica, proseguendo con "Caution Radiation Area" e arrivando al disco che oggi vi presento, ovvero "Crac!". Un LP pressoché perfetto, che segna la definitiva maturità della band, con brani passati alla storia come "L’elefante bianco", "La mela di Odessa" (un must nelle loro esibizioni live) e la atipica "Gioia e rivoluzione", l’unico brano decisamente non progressivo ma ugualmente molto sentito. Un disco energico, la cui potenza verrà confermata nel successivo "Maledetti", unico concept della discografia.
Insomma, un vero e proprio gioiello del progressive italiano, che ha fatto da esempio per molte altre band successive, ma indubbiamente inferiori ai mitici Area, band più unica che rara.

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mercoledì 4 luglio 2007

(Still) Waiting For The Sun


Cosa mai riesce a rendere davvero felice l’animo umano? Esiste qualcosa che riesca a riempirti di gioia di vivere, a darti quella innocente ingenuità che hanno i matti per strada? E’ questa la verità: la conoscenza fa male, quando ce l’hai non te la puoi scrollare di dosso, è un peso che sei condannato a portare per il resto dei tuoi giorni; il dolore provato dagli altri viene a colpirti direttamente nel petto, ti fa sentire parte di quella sofferenza. E non è piacevole. L’unico metodo che allevia il dolore sono le maschere: tutti i vestiti firmati, gli occhiali del Blasco e le stecche Marlboro ti allontanano da una realtà che non hai il coraggio di affrontare, sì, è così, fa male. Ma che ti importa? Ci sarà certamente qualcun altro che può sgobbare al tuo posto, per rendere decente questo schifo di mondo, no? Che problema c’è? "Easy-living", fratello.

Purtroppo, quando stai male, non hai tempo né voglia di pensare al resto, il tuo problema ha una sacrosanta precedenza davanti a tutto e tutti. E’ risaputo. Ma è quando sei felice che riesci a vedere oltre il tuo naso, e accorgerti di una sofferenza che prima avevi snobbato, o addirittura sfottuto. E’ solo allora che i tuoi occhi si aprono, e un sentimento oramai ignoto prende vita in te: la compassione. Pensi che se tu sei contento, allora tutti ne hanno il diritto. Ed è una delle più belle emozioni che si possano provare.
Solo i folli possono vedere il mondo con occhio spensierato, ma anche comprensivo e generoso. E in questa categoria rientra anche l’innamorato, che non vuole nulla, perché il suo desiderio più grande è donare e donarsi. Pochi ci credono ancora, è vero, ma nel buio si può sempre scorgere una luce.