C’è chi ama definirsi e farsi chiamare poeta perché odia la vita, e ne va fiero. Mai nulla di più errato. Un poeta, al contrario, deve amare l’esistenza, l’uomo e tutto ciò che lo circonda. Altrimenti il suo sguardo sarà maledettamente superficiale, freddo, addirittura irrilevante. Gli scritti, se non hanno un significato che vada oltre l’apparenza, sono solo ipocrisia.
Non pensiate che ciò di cui scrivo determini una falsa realtà.
Io amo la vita, solo che non la possiedo più.
Ed è attraverso la poesia che la sto cercando, come cerco me stesso.

"Un poeta non fa miracoli, li vede soltanto"

sabato 30 giugno 2007

Riflessioni su... "Ulisse" di James Joyce


Va premessa una confessione abbastanza spontanea: non è stato per niente facile arrivare in fondo ad un libro del genere. Tanti sono stati gli ostacoli come il tempo o la difficoltà del testo che mi hanno indotto qualche volta a lasciare stare questo mattone (nel vero senso del termine). Ma sicuramente, se non ce l’avessi fatta, mi sarei perso tutto quello che ora andrò a descrivervi.
La trama è piuttosto semplice, più che altro la cornice: si tratta infatti di una giornata. Sì, una giornata soltanto, vissuta da un uomo di Dublino. 18 capitoli, uno per ogni ora, dalle 8 del mattino alle 2 di notte. Facile, no? Il tutto dilatato nella modica cifra di 740 pagine. Sissignori, ho appena letto il libro più minuzioso della mia vita. Nulla sfugge alla narrazione (e non al narratore, che è quasi totalmente assente), ogni singolo particolare, ogni cosa che l’occhio di Leopold Bloom vede (o addirittura intravede) viene raccontata con il riguardo che merita. Per non parlare di tutte le sue azioni: il risveglio, la colazione, le camminate per strada, tutta la gente che incontra… La cosa che rende unico questo romanzo è infatti il modo in cui le cose vengono rappresentate al lettore, ovvero (il più delle volte) attraverso il discorso indiretto libero, il pensiero.
Tutto ciò che la mente di Bloom si figura, tutti i ricordi, i commenti, la filosofia del personaggio possono essere ampiamente riassunti alla fine del libro, perché avrete in mente ogni caratteristica psicologica di esso. Inoltre ogni capitolo ha un suo particolare stile, cosa molto evidente negli ultimi capitoli: nel 13esimo le immagini sono descritte in modo poetico e malinconico (uno dei più bei capitoli, a mio parere); nel successivo invece il registro è molto alto, e i discorsi dei personaggi assumono un che di fantastico, come si trattasse di una favola; quello dopo ancora è il più lungo, e descrive l’ora passata nella zona dei bordelli, tutta inscenata in un copione teatrale, con l’apparizione di personaggi non presenti, di fantasmi e di allucinazioni (Bloom è ubriaco); il penultimo capitolo è tutto strutturato su un "domanda e risposta", con descrizioni precisissime e richiami a molti temi di cultura generale (si può riconoscere quanto l’autore fosse colto e studioso); il finale è affidato a 40 pagine di pensiero ininterrotto, senza segni di punteggiatura (a parte un punto a metà e uno alla fine – la lettura di quest’ultimo è una prova tutt’altro che facile). Solo quando chiudi il libro, esausto, ti stupisci di aver letto la narrazione di un solo giorno, che per te è equivalso a un mese, o forse di più.
James Joyce anticipa quello che sarà "1984" di Orwell, ma con molta più precisione, perché gli eventi non vengono raccontati da un "Grande Fratello", ma dal personaggio stesso, inconscio di tutto ciò. Joyce invade totalmente la privacy di uomini e donne, tutti radunati in questa sorta di Odissea eroicomica (da cui il titolo), che riflette il pensiero di una porzione del secolo passato. Un capolavoro completo e deciso, un libro che mi ha lasciato totalmente soddisfatto, perché rappresenta la narrazione "perfetta", l’andare oltre la coscienza umana.

martedì 26 giugno 2007

SOMEBODY SA(I)D


Kahlil Gibran - "Il Profeta"
Sull'amore

Allora Almitra disse: parlaci dell'Amore. E lui sollevò la stessa e scrutò il popolo e su di esso calò una grande quiete.
E con voce ferma disse:

Quando l'amore vi chiama, seguitelo.
Anche se le sue vie sono dure e scoscese,
e quando le sue ali vi avvolgeranno, affidatevi a lui.
Anche se la sua lama, nascosta tra le piume vi può ferire.
E quando vi parla, abbiate fede in lui,
Anche se la sua voce può distruggere i vostri sogni come il vento del nord devasta il giardino.
Poiché l'amore come vi incorona così vi crocefigge.
E come vi fa fiorire così vi reciderà.
Come sale alla vostra sommità e accarezza i più teneri rami che fremono al sole,
Così scenderà alle vostre radici e le scuoterà fin dove si avvinghiano alla terra.
Come covoni di grano vi accoglie in sé. Vi batte finché non sarete spogli.
Vi staccia per liberarvi dai gusci. Vi macina per farvi neve. Vi lavora come pasta fin quando non siate cedevoli.
E vi affida alla sua sacra fiamma perché siate il pane sacro della mensa di Dio.
Tutto questo compie in voi l'amore, affinché possiate conoscere i segreti del vostro cuore e in questa conoscenza farvi frammento del cuore della vita.
Ma se per paura cercherete nell'amore unicamente la pace e il piacere,
Allora meglio sarà per voi coprire la vostra nudità e uscire dall'aia dell'amore,
Nel mondo senza stagioni, dove riderete ma non tutto il vostro riso e piangerete, ma non tutte le vostre lacrime.
L'amore non da nulla fuorché sé stesso e non attinge che da se stesso.
L'amore non possiede né vorrebbe essere posseduto;
Poiché l'amore basta all'amore.
Quando amate non dovreste dire:
" Ho Dio nel cuore ", ma piuttosto, " Io sono nel cuore di Dio ".
E non crediate di guidare l'amore, perché se vi ritiene degni è lui che vi guida.
L'amore non vuole che compiersi.

Ma se amate e se è inevitabile che abbiate desideri, i vostri desideri hanno da essere questi:
Dissolversi e imitare lo scorrere del ruscello che canta la sua melodia nella notte.
Conoscere la pena di troppa tenerezza.
Essere trafitti dalla vostra stessa comprensione d'amore,
E sanguinare condiscendenti e gioiosi.
Destarsi all'alba con cuore alato e rendere grazie per un altro giorno d'amore;
Riposare nell'ora del meriggio e meditare sull'estasi d'amore;
Grati, rincasare la sera;
E addormentarsi con una preghiera in cuore per l'amato e un canto di lode sulle labbra.

domenica 24 giugno 2007

Racconto - La luna e la stella

Anche quel giorno stava volgendo al termine: il sole lentamente si abbassava, ma il cielo era ancora ben illuminato da un rossore vespertino. E di fianco a qualche nuvoletta grigio-chiara apparvero la bianca luna e una, una soltanto, piccola stella lucente. Non si era mai visto un firmamento sì povero: solo quei due astri emergevano dalla grande distesa azzurra in graduale oscuramento.
Fu così che la luna volse la sua faccia a quel fievole bagliore e disse: "Come mai tutta sola, questa sera?". La stella accennò una leggera timidezza, poi rispose: "Ho deciso di essere indipendente. Non voglio più essere una particella in mezzo a tante altre uguali". La luna sorrise con una comprensione materna, e incalzò: "Ma che male ci sarebbe? In fondo, non sono sempre andate così le cose?". La stella riprese: "Ma in questo modo ognuna di noi viene confusa, e appariamo allo stesso modo davanti agli occhi di tutti. Nessuno sa distinguerci, nessuno sa che aspetto abbiamo, quali sono i nostri pregi o i nostri difetti. Siamo solo tante luci distanti, di cui nessuno i cura".
La luna, perplessa, aggiunse con tono lievemente fiero: "Ma in fondo ci sarò sempre io, che sono ben più grande di te". La stella riprese sicurezza e disse: "Tu credi d’essere più grande perché sono lontanissima, e sembro piccola. In realtà supero la tua grandezza di mille volte. E ricorda: le cose piccole spesso sono le più meravigliose, perché nascondono sempre un segreto".
E fu così che quella sera i due astri rimasero soli, e la stella venne ammirata da milioni di persone in compagnia di coloro che amavano, o in un’intima solitudine, aspettando il nuovo giorno.

sabato 23 giugno 2007

Recensioni Musicali


AA.VV. - "Peter And The Wolf - Prog Fairytale"

Voto: 4/5

Oggi vi presento un’opera al tempo stesso celebre e sconosciuta. Trattasi infatti di "Peter And The Wolf – Prog Fairytale", un adattamento quantomai originale della famosissima opera di Sergei Prokofiev, "Pierino E Il Lupo", scritta nel 1936 per narratore e orchestra. La storia la conosciamo più o meno tutti, grazie anche all’adattamento della Disney (per me fantastico): in sostanza viene trattato l’incontro del giovane e vispo Pierino con diversi personaggi della foresta, tra cui anche il lupo. Ogni personaggio della favola è accompagnato da un diverso strumento musicale, che aiuta ad identificarne il carattere (per esempio: fagotto per il nonno brontolone ed apprensivo, flauto per l’uccellino). La pièce orchestrale è già sublime di suo, ma cosa succede quando il tutto viene trasposto in rock progressivo? Succede che tanti artisti più o meno famosi, ma indubbiamente molto dotati (tra cui anche molti jazzisti), si riuniscono e danno sfogo alla loro fantasia. Tra le fila infatti troviamo Gary Brooker (fondatore dei Procol Harum) nella parte dell’uccellino, Gary Moore (chitarrista di Thin Lizzy e successivamente degli Skid Row) nella parte della papera, Brian Eno nella parte del lupo e, pensate un po’, Bill Bruford e Phil Collins come due cacciatori!
Alcuni pezzi sono veramente forti, e la spinta rock certamente differenzia l’intero disco, ma vengono comunque mantenuti gli accenti drammatici che vuole il copione. Secondo me vi piacerà molto, dato il contesto così preciso e la fama che ha acquistato l’originale.
Un disco d’alto intrattenimento.

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giovedì 21 giugno 2007

Quando il prog incontra la classica


Non molti gruppi, in verità, si sono cimentati nella difficile impresa di cui sopra. Certo è che i risultati ottenuti nei pochi lavori di questo genere sono spesso più che soddisfacenti. Ma come è nato l’interesse per questa "contaminazione"?
In principio furono gli Ekseption: forse la spinta iniziale fu proprio la loro. Questo gruppo pubblicò infatti l’omonimo album nell’ormai (ahimè) lontano 1969, nel quale troviamo delle cover riarrangiate di alcuni pezzi di classica, fra cui la quinta sinfonia di Beethoven, l’"Aria sulla quarta corda" di Bach (già ripresa dai Procol Harum nel 1967, ma questa è un’altra storia) e il più moderno Gershwin con la "Rapsodia In Blu". Questi brani, più che progressivi, sembrano essere di matrice jazzistica (ne è un simbolo la tromba, elemento fondamentale nella band), ma con l’aggiunta di strumenti come il flauto e le tastiere elettroniche. Nonostante questa affermazione e le critiche negative, per me questo è un disco più che buono, il cui ascolto è davvero piacevole.
L’opera più famosa del genere che stiamo trattando è certamente "Pictures at an exhibition" degli Emerson, Lake & Palmer: gli alfieri del prog inglese infatti, solo alla seconda pubblicazione, sfornano un live di portata immensa, con gli adattamenti dalla famosa opera di Modest Musorgskij. Sarà questo LP del 71 a portarli (giustamente) alla ribalta, grazie alla genialità del tastierista Keith Emerson.
Dovremmo anche citare la colonna sonora del celeberrimo "Arancia Meccanica" di Stanley Kubrick composta da Wendy Carlos, che ha utilizzato principalmente brani di Rossini e Beethoven (quest’ultimo è infatti il musicista preferito di Alex, il protagonista). Questo esempio è importante perché è uno dei primi esperimenti di sintetizzazione elettronica, e i risultati sono davvero eccellenti e adatti al tipo di pellicola trattata.
Ma non si parla soltanto di Germania e Inghilterra, veniamo al nostro Bel Paese, che ha dato vita al capolavoro dei Rovescio Della Medaglia, "Contaminazione" (1973). Questo album è stato, a suo modo, un esempio per molti gruppi di prog successivi, grazie alla perfezione degli arrangiamenti dal "Clavicembalo Ben Temperato" di Bach. Un disco maestoso e non eccessivamente pretenzioso. (vedi anche la mia recensione).
Infine voglio citare un gruppo quasi sconosciuto, che ho avuto il piacere di ascoltare non molto tempo fa. Si tratta dei "Canarios", un gruppo spagnolo che volle mettere insieme un progetto ben più difficile: le "Quattro Stagioni" di Vivaldi. Vediamo così nascere "Ciclos" un album di quasi un’ora e 20 minuti, composto appunto da quattro brani di lunga durata. Strabiliante dall’inizio alla fine.
Vi invito perciò ad ascoltare questi dischi, tutti estremamente interessanti e di gran piacere, che nel loro piccolo hanno segnato una parte del rock progressivo largamente conosciuto.
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lunedì 18 giugno 2007

Recensioni Musicali


Frank Zappa - The Grand Wazoo

Frank Zappa è stato un artista completo, a tutto tondo, che non ha mai trovato ostacoli che gli impedissero di esprimere ciò che aveva dentro di sé. Ha messo insieme una discografia sconfinata, che ancora oggi, a più di 10 anni dalla scomparsa, viene nutrita di live inediti, progetti, raccolte e quant’altro. Proprio per questo è difficile dire quale sia l’opera più soddisfacente, curiosa o tecnicamente studiata, ma indubbiamente "The Grand Wazoo" è una di queste. Uscito nel 1973, esso ha segnato definitivamente il punto cardine della carriera di Zappa: un’orchestra che supera i 20 componenti, tra cui suonatori di trombe, tromboni, percussioni varie, flauti e chitarre di ogni genere. Il tutto diretto e composto alla perfezione dallo zio Frank. Non c’è molto da dire, oltre al fatto che questo è fra gli album più spettacolari, ricchi e instancabili che abbia mai sentito. Un pezzo imprescindibile della storia del Novecento e, tutto sommato, poco conosciuto. Riscoprite la magia di un artista geniale, mai eccessivamente megalomane, e con le idee (troppe) bene in testa.

Voglio segnalarvi anche un blog davvero speciale, di cui sono un assiduo frequentatore. Si tratta di Chà De Pilha, che piano piano sta postando l'intera discografia di FZ. Un progetto non facile, ma che sta riuscendo alla grande. Troverete degli album fantastici, ve lo assicuro.

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venerdì 8 giugno 2007

The Silent Monologue


E’ risaputo, gli addii sono terribili. Ti accorgi di quanto hai voluto bene ad una persona solo quando ha già voltato l’angolo. O quando ti scrive una lettera commovente, ma di quelle che ti distruggono, che ti fanno sentire ancora di più il peso dell’abbandono. E’ il caso del nostro professore di storia dell’arte, che ci ha salutati ufficialmente poche ore fa.
Una persona (e sottolineo UNA PERSONA, non un mediocre prof qualunque) che ha saputo farsi volere bene da tutti, dando sempre ai ragazzi la parte migliore di sé stesso, il lato più paterno, più confidenziale e più rassicurante del suo essere. Un uomo che entrava in classe sempre e solo con un sorriso, con la battuta pronta e con un nuovo, prezioso insegnamento per gli allievi. E’ impossibile descrivere a sole parole tutto quello che Michele Tosi ha fatto per noi e per tutte le classi che ha avuto all’istituto Rosa Luxemburg.
Quando ci è stata consegnata la sua lettera di saluto, abbiamo tutti preso in mano il foglio, e sapevamo già quello che vi avremmo trovato: un testo sincero, direttamente dal cuore alla penna. Inutile negare che tutti hanno pianto, o almeno è comparsa una lieve lacrima sul volto. L’ultima ora che abbiamo passato con lui è stata poco più di un funerale: nessuno aveva il coraggio di dire nulla, erano tutti chiusi nel loro silenzio, anche se avrebbero avuto un miliardo di cose da dire.
Anche noi gli abbiamo lasciato delle dediche, mai avremmo potuto accontentarci di un "arrivederci", o di un abbraccio. Poi si sa, uno dice: "Vedrai, ci sentiremo presto ed organizzeremo una bella cena insieme"; ma piano piano ci si rende conto che il tempo passa, e che una serata non può certo rimediare al vuoto lasciato nell’anno decisivo, quello della maturità.
Perciò, ancora una volta, ringrazio il professor Tosi per tutto quello che ha fatto per noi, per averci insegnato l’arte, ma più di tutto la vita stessa. A presto.

mercoledì 6 giugno 2007

SOMEBODY SA(I)D


Paulo Coelho - Le cose che ho imparato nella vita

Ci troviamo sempre davanti a una situazione che non conosciamo.
L'amore può condurci all'inferno o in paradiso, comunque ci porta sempre in qualche luogo.
E' necessario accettarlo, perchè esso è ciò che alimenta la nostra esistenza.
Se non lo accettiamo, moriremo di fame pur vedendo i rami dell'albero della vita carichi di frutti: non avremo il coraggio di tendere la mano e di coglierli.
E' necessario ricercare l'amore là dove si trova, anche se ciò potrebbe significare ore, giorni, settimane di delusione e di tristezza. Perchè, nel momento in cui partiamo in cerca dell'amore,anche l'amore muove per venirci incontro, e ci salva...

E' necessario correre dei rischi ...riusciamo a comprendere il miracolo della vita solo quando lasciamo che l'inatteso accada.

So che l'amore è come le dighe: se lasci una breccia dove possa infiltrarsi un filo d'acqua,a poco a poco questo fa saltare le barriere. E arriva un momento in cui nessuno riesce più a controllare la forza delle barriere. Se le barriere crollano, l'amore si impossessa di tutto. E non importa più ciò' che è possibile o impossibile,non importa se possiamo continuare ad avere la persona amata accanto a noi: amare significa perdere il controllo.

Esistono le sconfitte. Ma nessuno può sfuggirvi. Perciò è meglio perdere alcuni combattimenti nella lotta per i propri sogni, piuttosto che essere sconfitto senza neppure conoscere il motivo per cui si sta lottando.

L'universo ci aiuta sempre a lottare per i nostri sogni,per quanto sciocchi possano sembrare.
Perchè sono i nostri,e soltanto noi sappiamo quanto ci costa sognarli.

La felicità è qualcosa che si moltiplica quando viene condivisa.

La nostra grande sorpresa siamo noi stessi.

Anche se avesse dovuto significare partenza, solitudine, tristezza, l'amore valeva comunque ogni centesimo del suo prezzo.

L'amore si scopre soltanto amando.

I sentimenti devono essere sempre in libertà.
Non si deve giudicare un amore futuro in base alla sofferenza passata.
Va a prendere le tue cose...
I sogni richiedono fatica.

domenica 3 giugno 2007

Recensioni Musicali

Camel - Moonmadness
Voto: 5/5
Fermatevi. Avete dedicato anche troppo tempo ai vostri problemi di ogni giorno, lo studio, il sonno, le incertezze, le domande senza risposta. E’ il momento di porre fine per un attimo a quelli che sono i continui affanni della vita quotidiana. Solo 40 minuti.
Non è pensabile neanche lontanamente che facciate qualcos’altro mentre ascoltate "Moonmadness", non dovete far altro che stendervi da qualche parte e pigiare Play.
Se finora non avete mai sentito i Camel, dovete prepararvi ad un’esperienza unica, un ricordo indelebile. Se vi siete fermati agli altri due grandi successi della band ("Mirage" e "The Snow Goose"), state per conoscere il lato più emozionale di questa ricca discografia. "Moonmadness" serve a creare un’atmosfera diversa dal solito, attira l’attenzione col primo, breve pezzo e poi ti spedisce nel sogno, nella poesia, nell’espressione più veritiera del benessere mentale. Ogni traccia incanta, ti lascia pienamente soddisfatto, a cominciare da "Song Within A Song", ripresa successivamente in "A Live Record" (dove la voce di Latimer assume un tono molto sensuale); il testo invita l’ascoltatore a lasciare da parte il mondo fino a domani, a goderti questo piacere dall’inizio alla fine; la musica fa il resto.
Segue un pezzo strumentale, "Chord Change", che all’inizio ha una maggiore spinta ma, inevitabilmente, si scioglie in una melodia celestiale. Il quarto brano è "Spirit Of The Water", il più preoccupante e misterioso, oltre a essere fra i più brevi; qui la voce è affidata al tastierista Bardens. Il quinto brano è "Another Night", scritto da tutti e quattro i componenti, anch’esso splendido (inutile dirlo). Ma il sesto brano, "Air Born", è uno di quelli che preferisco: dolce, toccante, intenso, forse il più decisivo dell’intero disco. Si conclude con una altro pezzo strumentale, "Lunar Sea": all’inizio non mi convinceva molto, ma ultimamente ho imparato ad apprezzarlo (soprattutto a livello tecnico) e a vederlo come la perfetta conclusione di questo capolavoro.
"Moonmadness" mi ha regalato dei momenti indimenticabili, delle ispirazioni non indifferenti e molto sollievo, e gli devo molto. Da un po’ di tempo ho il desiderio di trovarmi su una collina, di notte, a guardare le stelle con questa musica nelle orecchie; non so cosa darei per una tale occasione.
Il miglior album dei Camel? Probabile, ma se non altro il più emozionante che la band abbia scritto, e uno dei migliori fra tutti. Ed è bello pensare che, nonostante i primi anni 70 siano stati i più prolifici, anche nel 76 i Camel sono riusciti a far gridare al miracolo e a farsi valere (non poco).
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venerdì 1 giugno 2007

Riflessioni su... "Novecento" di Alessandro Baricco


Un narratore e la sua storia. Si potrebbe riassumere così, in modo molto spiccio, questa minuscola opera di Baricco. Beh sì, in effetti è veramente breve, trattandosi di un monologo di appena 60 pagine o poco più. Esso viene trattato in forma teatrale, e appunto potrebbe essere tranquillamente rappresentato senza eccessive spese. La scenografia dovrebbe contenere solo 2 elementi: un transatlantico e l’Oceano. Un contorno davvero povero per una storia, eppure cos’ha di incredibile "Novecento"? Ve lo dico io: è una storia intrisa di magia, dall’inizio alla fine, che non si perde in divagazioni filosofiche, ma espone un fatto quasi paranormale con la semplicità di una favola, tanto da renderla reale, e fare sognare. Ogni pagina è ricca di sentimento, sono pagine che ti riempiono il cuore, che ti fanno assaporare la musica di Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento, un pianista nato e vissuto a bordo di una nave, che pur non avendo mai toccato terra, ha gustato tutti i piaceri di questo mondo, solo attraverso l’immaginazione, il prodigio di quelle dita sul pianoforte lo ha fatto viaggiare nei posti più incantevoli fino a conoscerli alla perfezione.
Ogni frase di questa opera è da antologia, ogni battuta fa ridere e commuovere al tempo stesso, per la semplicità con cui è pronunciata, con un linguaggio d’ogni giorno, sincero ed essenziale. E’ stato tratto un film, ma sinceramente penso che non lo vedrò mai. Non ho intenzione di rovinarmi le immagini che mi sono da tempo creato nella mente per descrivere questo capolavoro.
Un libro da leggere una volta, almeno una, e poi ancora un’altra, e un’altra ancora, fino all’infinito. Le lacrime si sprecheranno davanti ad una tale poesia.
Forse il più bel libro mai scritto in Italia.