C’è chi ama definirsi e farsi chiamare poeta perché odia la vita, e ne va fiero. Mai nulla di più errato. Un poeta, al contrario, deve amare l’esistenza, l’uomo e tutto ciò che lo circonda. Altrimenti il suo sguardo sarà maledettamente superficiale, freddo, addirittura irrilevante. Gli scritti, se non hanno un significato che vada oltre l’apparenza, sono solo ipocrisia.
Non pensiate che ciò di cui scrivo determini una falsa realtà.
Io amo la vita, solo che non la possiedo più.
Ed è attraverso la poesia che la sto cercando, come cerco me stesso.

"Un poeta non fa miracoli, li vede soltanto"

venerdì 27 aprile 2007

SOMEBODY SA(I)D

Giacomo Leopardi - La sera del dì di festa

Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna. O donna mia,
Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, che t'accolse agevol sonno
Nelle tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna; e già non sai nè pensi
Quanta piaga m'apristi in mezzo al petto.
Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
Appare in vista, a salutar m'affaccio,
E l'antica natura onnipossente,
Che mi fece all'affanno. A te la speme
Nego, mi disse, anche la speme; e d'altro
Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
Questo dì fu solenne: or da' trastulli
Prendi riposo; e forse ti rimembra
In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti
Piacquero a te: non io, non già, ch'io speri,
Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo
Quanto a viver mi resti, e qui per terra
Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
In così verde etate! Ahi, per la via
Odo non lunge il solitario canto
Dell'artigian, che riede a tarda notte,
Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
E fieramente mi si stringe il core,
A pensar come tutto al mondo passa,
E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito
Il dì festivo, ed al festivo il giorno
Volgar succede, e se ne porta il tempo
Ogni umano accidente. Or dov'è il suono
Di que' popoli antichi? or dov'è il grido
De' nostri avi famosi, e il grande impero
Di quella Roma, e l'armi, e il fragorio
Che n'andò per la terra e l'oceano?
Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
Il mondo, e più di lor non si ragiona.
Nella mia prima età, quando s'aspetta
Bramosamente il dì festivo, or poscia
Ch'egli era spento, io doloroso, in veglia,
Premea le piume; ed alla tarda notte
Un canto che s'udia per li sentieri
Lontanando morire a poco a poco,
Già similmente mi stringeva il core.

giovedì 19 aprile 2007

Lontano

Dolore.
Intensa agonia cardiaca.
Decesso momentaneo.
Trafitto dall’invisibile
lama affilata
della distanza.

Inizio e fine
di una necessità
incolmabile,
perfetto incontro
fra luce e buio.

Carta intrisa
di gocce salate.
Abisso di tormento,
disperata sinfonia di sofferenza,
voragine di pena incurabile.

La notte sarà dimora
dello spirito, che giace
da tempo immemore.

venerdì 13 aprile 2007

SOMEBODY SA(I)D


Demons & Wizards - Fiddler On The Green


Sad voices they're calling
Our precious girl she can't be gone
How bitter this morning
When daddy's darling
Went out and started her day

Wasn't there a dream, last night
Like a spring never ending
Still the water runs clear through my mind
On the field I can see a fiddler
The fiddler on the green
And a sad boy
"I took him too early
Would you mind
Would you mind
Would you mind
If I take you"

(To be with you
To be with you
To be with you
To be with you)

The sun seemed bright
The air was clear
The air was clear
A trick of light
Turned red into green
She saw the light
Her face was pale
Her body smashed
Her beauty's gone

"Isn't it a shame?"
The reaper said
He is quite alone here
And still waiting for you
"Oh I really did fail for the first time"
Spoke the fiddler, poor old fiddler
The fiddler on the green
The fiddler on the green
It would be nice...

Take my hand

Just hold my hand
I'll take you there
Your pain will go away

mercoledì 11 aprile 2007

Riflesso

Impassibile giudice
di un’umanità che
lentamente si copre
di nefande e profonde
rughe.

Spietato messaggero
della Morte,
il tuo terrificante silenzio
rende l’uomo spoglio
e debole.

E’ cosa vana sottrarsi
al tuo sguardo speculare,
che detiene l’unica
e irrimediabile verità.

Ogni maschera
diventa evidente,
e con essa svanisce
il sogno dell’infinito.

venerdì 6 aprile 2007

Recensioni Musicali


Yes - Tales From Topographic Oceans
Voto: 4,8/5

In realtà, questa non è una recensione a tutti gli effetti, sono varie considerazioni sull'album: se volete, potete continuare la lettura.
Nel 20 dicembre dell'anno 1973, in Europa esce 'Tales from Topographic Oceans', nuovo album degli Yes. E' un doppio LP che presenta 4 tracce della durata di 20 minuti circa, una per ogni lato, per un totale di poco più di 80 minuti. Questo lavoro si presenta piuttosto bene, già a giudicare dalla stupenda copertina (come tutte quelle pubblicate dal gruppo - ma questa a mio parere è speciale...), e la struttura dei brani è intrigante (solo per i veri amanti del rock).

E invece... cosa succede? Succede che molti rimangono delusi dall'album, e quelli che fino ad allora adoravano gli Yes, li rinnegano di punto in bianco.
E in fondo, è di questo che parla la mia "recensione": come può essere successo? Come mai gli ascoltatori, davanti ad un album così impegnato e mistico, hanno mollato tutto? Ho provato ad immaginarmi quello che è successo. I casi sono 2:
- Quello dell'ascoltatore sfiducioso, che: guarda incredulo la tracklist con relative durate; si fa coraggio e mette su la prima parte; dopo il primo brano (che trova estenuante), cerca di convincersi che deve ascoltarlo tutto, per fare bella figura con gli amici; a metà del secondo brano spegne, e si butta, sfinito, sul suo letto, ripensando a quanti soldi ha buttato.
- Quello dell'assiduo "Yessista", emozionato, che alla fine di tutto butta lì un: "E allora?". Ha trovato quest'opera troppo complicata per i suoi gusti.

E ora chiedo direttamente a voi (che spero abbiate apprezzato come me questo concept album): come hanno fatto tutti quei tizi a rimanere impassibili davanti a una siffatta esplosione creativa (lo ammetto, forse un po' ambiziosa, ma chi non lo era nel prog dei mitici 70)? Perché hanno dato all'LP un ascolto così forzato e poco attento?
Se infatti fossero stati attenti probabilmente si sarebbero accorti di alcuni testi dalla misteriosità sconvolgente:

"And for a moment when our world had filled the skies
Magic turned our eyes
To feast on the treasure set for our strange device
What happened to wonders we once knew so well
Did we forget what happened surely we can tell
We must have waited all our lives for this
Moment moment moment"

"High the memory carry on
While the moments start to linger
Sail away among your dream
The strength regains us in between our time
The strength regains us in between our time
As we shall speak to differ also the ends meet the river's son. . . "

"And I heard a million voices singing
Acting to the story that they had heard about
Does one child know the secret and can say it
Or does it all come out along without you. . . "

E la conclusione, che ripete incessante "Nous sommes du Soleil", come volesse dare una risposta a tutte le domande che l'uomo si è fatto finora.
Questo album deve essere considerato da tutti un lavoro degli Yes, e non una deludente infinità di boiate, come tanti prima di me hanno fatto.

Alcune precisazioni:
- Il voto che ho dato al disco non è tanto per il contenuto in sé dell'album (stupendo), ma soprattutto per sottolinearne l'importanza, che spesso non è stata recepita.
- Non penso affatto che questo sia l'album più bello degli Yes; da par mio adoro anche Fragile, Close To The Edge, Relayer (anche questo sottovalutato - io gli do 5) e tutto il resto.

Consiglio ai "proggers" che non lo conoscono, o lo hanno ascoltato di malavoglia, di dedicargli tutta la sua durata; solo così vi accorgerete della sua magia (e delle citazioni dai cd precedenti).
Se siete arrivati incolumi alla fine dell'album, complimenti, avete assistito ad un masterpiece del prog rock, nato da un progetto molto coraggioso, ma svolto alla grande.

Editoriale

In questi ultimi giorni di vacanza non sarò a Bologna, e tornerò martedì. Spero che in tale periodo mi venga l’ispirazione, in modo da pubblicare uno straccio di post al mio ritorno. Ma non disperate, penso che prima di partire vi lascerò qualcosina (più o meno interessante) per passarvi il tempo. So che non sentirete la mia mancanza, ma io la vostra di certo. A presto, e buona Pasqua a tutti!






martedì 3 aprile 2007

Night Light

Come i bianchi lampioni,
così i miei pensieri si stagliano
all’orizzonte.

Il paesaggio pare
un quadro a olio
di desolazione.
E’ una notte senza stelle,
illuminata solo dal barlume
scarlatto di monotoni semafori.
I pini tremano
silenziosi
in preda al vento di marzo.

Sui freddi marciapiedi
c’è chi vaga pensieroso,
chi si vende per qualche
pacchetto di sigarette,
chi si riposa dopo
una giornata passata
a pregare per una moneta,
chi attende ignare cavie
per efferati sfoghi.

Osservo e mi compiaccio nel sapere che,
nonostante tutto,
non sono solo.